13 aprile 2010
Fassino, i Talebani e le "banche" mediorientali
Piero Fassino non è un esponente qualunque del Partito Democratico. È stato ministro e segretario ai tempi dei Democratici di Sinistra. Oggi è, soprattutto, l'esperto di politica estera del primo partito di opposizione e si divide tra l'attività di ministro ombra e le missioni in giro per il mondo. Tra gli oneri che il suo ruolo comporta, c'è anche quello di andare a dire la sua in televisione quando si parla di affari internazionali. Ieri sera, infatti, era allo speciale di Porta a Porta dedicato al caso dei tre volontari di Emergency arrestati dal governo afghano perché accusati di attività terroristiche.
Nella foga di insegnare come va il mondo a Carlo Jean (presidente del Centro Studi di Geopolitica Energetica) e ad Andrea Margelletti (presidente del Centro Studi Internazionali), evidentemente degli ignoranti in materia al suo cospetto, ha detto che i Talebani avrebbero governato l'Afghanistan per diciassette anni. Facendosi correggere persino da Gino Strada, non proprio un'autorità in materia, che gli ha dovuto ricordare che, con l'eccezione di alcune zone del paese, gli studenti coranici hanno dominato la scena dal 1996 al 2001, quando sono stati cacciati dai bombardamenti degli americani e dei loro alleati e dall'offensiva di terra guidata dall'Alleanza del Nord.
D'altronde il compagno che marcava visita quando a Botteghe Oscure si rimpinzavano di bambini, non è nuovo a perle di questo genere. Voci del suo staff, ad esempio, raccontano di una volta in cui, in missione in Israele, si imbatté più volte nel nome West Bank. Finché, incuriosito, chiese di che banca si trattasse.

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