13 maggio 2010
Figurine e figuracce
Uno spettro si aggira per i palazzi della politica. Un editoriale di Europa, ripreso da Libero, ha rilanciato un pettegolezzo diffuso negli ambienti del centrosinistra. Walter Veltroni starebbe per tornare in campo, con un progetto per le elezioni del 2013: un ticket con l'appena rieletto governatore della Puglia Nichi Vendola.
L'Africa può attendere. Il più celebre perdente di successo tra le schiere dei compagni, proprio lui, vorrebbe ricucire lo strappo - fatto da egli stesso - con la sinistra radicale, o almeno con una parte di questa. Non sarebbe la prima volta che Walter tenta di tornare in sella dopo essere stato disarcionato dal destino cinico e baro. E a dirla tutta, l'ultimo suo tentativo non era stato privo di coraggio. Qui avevamo, infatti, già apprezzato la direzione che, col discorso del Lingotto, tentò di dare al Partito Democratico: vocazione maggioritaria, cpagne per qualcosa e non contro qualcuno, emancipazione dai rifondaroli.
Dopo la, per lui, rovinosa tornata elettorale del 2008, avevamo però concluso che, di quelle buone idee, Veltroni non si era rivelato all'altezza. D'altronde stiamo pur sempre parlando di un uomo che si porta dietro un curriculum di disastri da far invidia al vulcano islandese. Ha preso in mano l'Unità e l'ha portata sull'orlo del fallimento. Poi è divenuto vicepremier di Prodi e quell'esecutivo è caduto dopo un misero biennio. Quindi è stato eletto segretario dei DS e li ha condotti al peggior risultato elettorale della loro storia. Allora ha preso le redini del comune di Roma e, dopo sette anni, l'ha lasciato con una voragine di dieci miliardi di euro nei bilanci. Infine, sprezzante del pericolo, si è riciclato come candidato premier del PD, rimediando alle elezioni il peggiore distacco da Berlusconi della seconda repubblica.
È ora che la sinistra italiana cerchi altrove se vuole costruirsi un futuro. Si riprendano pure le buone idee di chi è passato, ma che almeno vengano affidate a facce nuove. Basta riciclare i dirigenti con i quali non vinceranno mai, per citare Moretti. La strada di Veltroni non sembra quella per il Paradiso.
Come ha scritto Mario Giordano:
Lo scrive anche Europa, uno dei due giornali di partito, nell'editoriale del suo direttore Stefano Menichini: "Davvero può tornare Veltroni?", si domanda. E poi si risponde affermativo: Yes, he can. I suoi amici dicono che sia molto carico come quando da giovane inventava le figurine. Non è cambiato molto, in fondo: ora s'inventa le figuracce. Essendo un po' invecchiato, farà pure ticket con un altro leader. Pare tocchi a Vendola. E, dal canto suo, pare che anche Vendola si tocchi.
L'Africa può attendere. Il più celebre perdente di successo tra le schiere dei compagni, proprio lui, vorrebbe ricucire lo strappo - fatto da egli stesso - con la sinistra radicale, o almeno con una parte di questa. Non sarebbe la prima volta che Walter tenta di tornare in sella dopo essere stato disarcionato dal destino cinico e baro. E a dirla tutta, l'ultimo suo tentativo non era stato privo di coraggio. Qui avevamo, infatti, già apprezzato la direzione che, col discorso del Lingotto, tentò di dare al Partito Democratico: vocazione maggioritaria, cpagne per qualcosa e non contro qualcuno, emancipazione dai rifondaroli.
Dopo la, per lui, rovinosa tornata elettorale del 2008, avevamo però concluso che, di quelle buone idee, Veltroni non si era rivelato all'altezza. D'altronde stiamo pur sempre parlando di un uomo che si porta dietro un curriculum di disastri da far invidia al vulcano islandese. Ha preso in mano l'Unità e l'ha portata sull'orlo del fallimento. Poi è divenuto vicepremier di Prodi e quell'esecutivo è caduto dopo un misero biennio. Quindi è stato eletto segretario dei DS e li ha condotti al peggior risultato elettorale della loro storia. Allora ha preso le redini del comune di Roma e, dopo sette anni, l'ha lasciato con una voragine di dieci miliardi di euro nei bilanci. Infine, sprezzante del pericolo, si è riciclato come candidato premier del PD, rimediando alle elezioni il peggiore distacco da Berlusconi della seconda repubblica.
È ora che la sinistra italiana cerchi altrove se vuole costruirsi un futuro. Si riprendano pure le buone idee di chi è passato, ma che almeno vengano affidate a facce nuove. Basta riciclare i dirigenti con i quali non vinceranno mai, per citare Moretti. La strada di Veltroni non sembra quella per il Paradiso.
Come ha scritto Mario Giordano:
Lo scrive anche Europa, uno dei due giornali di partito, nell'editoriale del suo direttore Stefano Menichini: "Davvero può tornare Veltroni?", si domanda. E poi si risponde affermativo: Yes, he can. I suoi amici dicono che sia molto carico come quando da giovane inventava le figurine. Non è cambiato molto, in fondo: ora s'inventa le figuracce. Essendo un po' invecchiato, farà pure ticket con un altro leader. Pare tocchi a Vendola. E, dal canto suo, pare che anche Vendola si tocchi.





















