14 maggio 2010
Un PD nucleare?
Qualcosa si muove nel PD. O almeno sembrerebbe. Un gruppo di intellettuali, scienziati, imprenditori e parlamentari di area democratica ha, infatti, inviato una lettera al segretario Bersani per invitarlo a rivedere il tradizionale ostracismo della sinistra sul nucleare.
I firmatari fanno notare a Bersani le debolezze strutturali del mix energetico italiano:
I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili. Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento.
L'appello prosegue sottolineando tre aspetti fondamentali della questione. Innanzitutto l'energia nucleare ha il vantaggio di non emettere gas serra e il ricorso a essa è previsto dai programmi internazionali volti a ridurre il ricorso ai combustibili fossili e le emissioni di CO2.
Inoltre la via del nucleare non è un'eccezione, ma la regola nel mondo. Tutti i paesi del G8, tranne l'Italia, producono energia nucleare. E su di esso puntano pure le potenze emergenti.
L’Europa produce circa il 30 per ento della sua energia elettrica con il nucleare. Nell’Europa dei 27 ben 15 Paesi possiedono impianti nucleari, 12 (Gran Bretagna, Francia, Svezia, Polonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia) hanno annunciato nuovi piani di espansione nucleare. Paesi, un tempo considerati in via di sviluppo, come la Cina, l’India, il Brasile sono fra i primi investitori mondiali in nuovi impianti nucleari. Grandi Paesi produttori di petrolio stanno oggi lanciandosi convintamente nella costruzione di nuove centrali.
Infine sono proprio molti leader di sinistra a considerare l'atomo una soluzione efficiente.
Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown.
In sintesi la richiesta dei firmatari non è quella di abbracciare il nucleare senza se e senza ma, ma di discuterne. Non è la panacea di tutti i mali del mondo e nemmeno di tutti quelli del nostro paese. Nessuno vuole chiedere al PD di accettare l'atomo acriticamente. Basterebbe, però, parlarne senza pregiudizi medievali. Sarebbe già un piccolo sintomo di serietà, quella malattia contro la quale la politica italiana sembra aver sviluppato ottimi anticorpi.
I firmatari fanno notare a Bersani le debolezze strutturali del mix energetico italiano:
I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili. Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento.
L'appello prosegue sottolineando tre aspetti fondamentali della questione. Innanzitutto l'energia nucleare ha il vantaggio di non emettere gas serra e il ricorso a essa è previsto dai programmi internazionali volti a ridurre il ricorso ai combustibili fossili e le emissioni di CO2.
Inoltre la via del nucleare non è un'eccezione, ma la regola nel mondo. Tutti i paesi del G8, tranne l'Italia, producono energia nucleare. E su di esso puntano pure le potenze emergenti.
L’Europa produce circa il 30 per ento della sua energia elettrica con il nucleare. Nell’Europa dei 27 ben 15 Paesi possiedono impianti nucleari, 12 (Gran Bretagna, Francia, Svezia, Polonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia) hanno annunciato nuovi piani di espansione nucleare. Paesi, un tempo considerati in via di sviluppo, come la Cina, l’India, il Brasile sono fra i primi investitori mondiali in nuovi impianti nucleari. Grandi Paesi produttori di petrolio stanno oggi lanciandosi convintamente nella costruzione di nuove centrali.
Infine sono proprio molti leader di sinistra a considerare l'atomo una soluzione efficiente.
Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown.
In sintesi la richiesta dei firmatari non è quella di abbracciare il nucleare senza se e senza ma, ma di discuterne. Non è la panacea di tutti i mali del mondo e nemmeno di tutti quelli del nostro paese. Nessuno vuole chiedere al PD di accettare l'atomo acriticamente. Basterebbe, però, parlarne senza pregiudizi medievali. Sarebbe già un piccolo sintomo di serietà, quella malattia contro la quale la politica italiana sembra aver sviluppato ottimi anticorpi.
Etichette: ecologismo, nucleare, PD, sinistra





















